Quando ci sentiamo soli spesso indossiamo queste maschere per non mostrarlo agli altri e a noi stessi 

Nella nostra società viene quasi guardato con sospetto chi vive in modo appartato. Non avere un’identità sui social sembra condannare alle tenebre anche chi in realtà riesce ad instaurare relazioni soddisfacenti. La solitudine è motivo di vergogna e di imbarazzo tanto che si fa di tutto per nasconderla. Ma ci sono alcune strategie utili che suggeriscono come non vergognarsi di se stessi. Tuttavia in molte circostanze si preferisce raccontare menzogne in merito alla propria vita sociale pur di non confessare di essere rimasti a casa da soli.

Facilmente additiamo chi non ha amici come qualcuno da cui tenersi alla larga perché evidentemente privo di attrattive. Non inviteremmo ad unirsi a noi il collega che non mette il naso fuori di casa durante il fine settimana. Ipotizziamo che sia un tipo noioso o senza entusiasmi per cui decidiamo che sarebbe un peso per tutti. 

Come riconoscere la mancanza di sicurezza

Dal momento che la solitudine ingera esclusione ci diamo da fare per non lasciarla trapelare. Ci inventiamo una vita che non abbiamo e che forse mai arriveremo ad avere. E ci ingegniamo con molto impegno per dimostrare anzitutto a noi stessi di non essere soli. Riusciamo ad ingannare la nostra mente con tale abilità da non essere più consapevoli dell’isolamento in cui siamo sprofondati. 

Ma ad un osservatore acuto non sfuggono certo i segnali di insicurezza più evidentiche denunciamo la mancanza di fiducia in se stessi. Chi invece non si prende cura di analizzare alcuni particolari atteggiamenti spesso non si accorge del profondo disagio interiore che l’altro vive.

Quando ci sentiamo soli spesso indossiamo queste maschere per non mostrarlo agli altri e a noi stessi 

Sarebbe molto doloroso ammettere di non avere qualcuno con cui dividere e condividere alcune esperienze e momenti di vita. L’animo si svuota se non si ha al fianco una persona con cui percorrere anche brevi tragitti. Del resto, “nessun uomo è un’isola” come insegna Thomas Merton e ciascuno di noi tende naturalmente verso gli altri. Non avere un orecchio pronto all’ascolto e due occhi che di tanto in tanto ci guardano vivere può generare un profondo senso di smarrimento.

Per non sentire il rombo di questo isolamento ci affanniamo a comprare maschere in grado di dissimulare la piega amara della bocca. Noi stessi a furia di indossarle ci persuadiamo di non appartenere alla schiera delle persone sole. Per reprimere il forte senso di solitudine facciamo ricorso a diverse forme di abuso che tuttavia non riconosciamo come tali.

Trascorriamo interi pomeriggi dinanzi ad una serie tv di cui parleremo il giorno dopo in ufficio. I più colti metteranno a tacere la mancanza di relazioni amicali leggendo per ore ed ore. In tal modo si convinceranno di essere in compagnia delle menti più illuminate. E per molti versi questa comunione spirituale con spiriti eletti sarà anche piacevole. Pur tuttavia non basterà a spegnere il desiderio di incontrare gli altri nel mondo reale.

Anche chi intrattiene relazioni sessuali casuali racconta a se stesso la menzogna di avere una vita sociale particolarmente attiva e intrigante. Anzi spesso si vanta di cambiare continuamente partner e non si accorge di quanta solitudine possa annidarsi in questo vagare di letto in letto. La maschera sul volto mi permette di non mostrare le mie reali sembianze agli altri. E nello stesso tempo mi consente di guardarmi ancora allo specchio senza costringermi vedere quel che nasconde.

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