Come aiutare un figlio adolescente che non si piace fisicamente

Sostenere un figlio durante le varie fasi della sua crescita non è sempre facile. Ciascuna età porta con sé delle peculiari trasformazioni a cui è importante prestare ascolto. Uno dei periodi di vita in cui avvengono numerose trasformazioni riguarda proprio l’adolescenza. I figli adolescenti sperimentano numerosi cambiamenti che interessano l’aspetto, il pensiero, il proprio ruolo sociale e tanto altro. Simili processi avvengono con una tale rapidità che spesso l’adolescente si ritrova in un corpo in continua trasformazione col quale deve familiarizzare quotidianamente. Tale processo non è sempre automatico e talvolta scatena delle vere e proprie crisi durante le quali può accadere di non accettarsi e provare un senso di profonda insicurezza e odio. Vediamo allora di seguito in che modo aiutare un figlio adolescente che non si piace fisicamente.

Come costruire un buon rapporto con i figli

La relazione genitore-figlio, poiché caratterizzata da una complessità di emozioni e di vissuti, richiede una particolare cura nel tempo. Durante la fase dello sviluppo adolescenziale il genitore registra numerose difficoltà nel mantenere equilibrato questo rapporto in quanto le occasioni di scontro e di ribellione sono molto frequenti. A tal proposito, in un precedente articolo abbiamo illustrato in che modo è possibile educare senza punire il figlio adolescente che dice sempre no.

Riservare particolari attenzioni a questa fase esistenziale è importante per evitare di costruire barriere al dialogo che spesso si mantengono anche durante l’età adulta. Questa potrebbe essere una delle ragioni che inducono il figlio a chiudere i rapporti con la famiglia. Relativamente allo scambio dialogico tra genitori e figli, un particolare riguardo va proprio al corpo del giovane in trasformazione.

Come aiutare un figlio adolescente che non si piace fisicamente

Il tema dell’accettazione del proprio corpo per l’adolescente è estremamente complesso e caratterizzato da repentine evoluzioni. Non è un caso che a quest’età i giovani si sperimentino in stili talvolta eccentrici ricercando nella moda e nell’abbigliamento un modo per esprimersi. In una simile fase di ricerca e di sperimentazione quello che talvolta potrebbe palesarsi è un profondo disagio circa il rapporto con il proprio corpo. L’adolescente inizia a non piacersi fisicamente, in alcuni casi arriva ad odiare parti del suo corpo. Talvolta prova un tale disagio che evita le relazioni sociali perché non riesce ad accettare il proprio corpo. Il sostegno che un genitore può offrire in simili circostanze è fondamentale. 

In questo caso, una delle strategie più potenti che possono infondere autostima nel propri figlio riguarda la trasmissione di un buon esempio. Compito del genitore è quello di non alimentare la fobia del corpo imperfetto o l’ossessione del fisico mozzafiato e delle diete. Ciò è possibile se anzitutto il figlio riceve un buon modello di accettazione da parte del genitore. Adulti eccessivamente preoccupati della propria fisicità e del proprio aspetto potrebbero fungere da modello negativo e ingenerare ancora più ansia nell’adolescente. 

Il secondo aspetto che non andrebbe assolutamente trascurato riguarda l’ascolto. Il genitore che nega le preoccupazioni del figlio, sta negando anche il suo vissuto. Frasi del tipo “Non è vero che sei brutt*”, oppure “Con quella pancetta faresti meglio ad allenarti!” possono avere un effetto rovinoso sul mondo emotivo dell’adolescente. Il genitore che sminuisce un vissuto del figlio o che lo ridicolizza non si sta mettendo autenticamente in ascolto dello stesso. Questo potrebbe alimentare quella sensazione di incomprensione che molti adolescenti conoscono bene. Meglio allora instaurare un dialogo improntato all’ascolto autentico che punti a valorizzare più che a criticare o fare paragoni.

Attraverso un dialogo improntato all’ascolto e alla valorizzazione, il genitore può creare un ponte tra il corpo e le caratteristiche di personalità del figlio. In questa maniera, si potrà contribuire ad integrare tra le parti e far sì che il figlio si percepisca come un essere unico e datato di valore.

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