Come amare senza paura di farsi male e soffrire

Il cuore è a suo agio quando percepisce il calore. Il calore di una relazione, sia essa sentimentale o amicale, che mi sazia. Appaga il desiderio, non solo mio, di essere accolto, di trovare un luogo protetto. La presenza di chi amo e di chi mi ama rende più gagliardo e leggero il mio incedere.

Mi muovo con una disinvoltura inedita che non sfugge agli occhi degli altri. E se anche non me lo facessero notare, presto o tardi questa consapevolezza cresce dentro me. So che ricevo un nutrimento essenziale quando, voltandomi, incrocio lo sguardo di chi mi tiene con sé e aspetta ogni giorno il mio rientro.

È come una fame che si spegne e fa largo al nuovo, crea spazio per qualcosa di diverso. E la novità sceglie quasi sempre la via dei sogni per cui prendo ad immaginare che sta per avverarsi il meglio. Alcuni secoli fa il poeta mistico Jalal Ad-Din Rumiha intuito che “nel sonno il cuore diventa una finestra”. E una finestra spesso si apre su una veranda che la prossima alba non tarderà ad inondare col suo chiarore.

Eppure su quella veranda il mio animo trema di paura, vacilla all’idea che amare possa significare farsi male. Ci raccontano di frequente cosa lascia la fine di una relazione tossica e quanto possa essere lungo il tempo della ripresa.

Cosa nasconde il timore di dare amore

Sono in pieno disagio emotivo perché consapevole che l’amore mi espone al rischio della perdita. Divento vulnerabile perché la persona che amo mi può colpire duramente con il suo semplice allontanamento.

Tutto quello che credo di possedere potrebbe svanire all’improvviso come nebbia che si dirada allo spuntare del sole. E vi è ben poco che io possa fare perché ciò non avvenga. Non mi sento al sicuro quando invece vorrei ricevere garanzie sui giorni a venire. Mi riesce difficile rimanere nei pressi di un costante timore, camminare sulla corda tesa dell’ignoto.

Mi manca la sicurezza c he mi darebbe avere un futuro prevedibile. Un futuro che io possa immaginare in ogni suo dettaglio perché simile o addirittura identico al passato. Se mi affaccio dalla finestra che l’amore apre sul cuore non vedo che incertezza e instabilità. In più mi assale prepotente l’angoscia che la persona amata si separi da me, che non cerchi più il mio sguardo.

Che non voglia ascoltare oltre il racconto di quel che vivo. Mi chiedo allora se sarò in grado di trovare il coraggio di superare la paura della solitudine.

Come amare senza paura di farsi male e soffrire

Nelle relazioni d’amore o di amicizia sperimento nuovamente il senso di abbandono che ho già patito quando alla nascita il grembo di mia madre mi ha gettato nel mondo. È stato allora, per la prima volta, che ho avuto paura di non farcela, ma ne ho perso memoria.

L’amore in età adulta fa riemergere l’antica paura della privazione. Ancora una volta torna il dolore del distacco dall’abbraccio materno. Talvolta trattengo addirittura l’impulso di amare e il desiderio di donarmi con generosità per timore di incontrare delusione. Preferisco rinunciare piuttosto che rischiare di riaprire antiche ferite.

Altre volte mi consegno alla rabbia e mi esibisco in atteggiamenti infantili che mi fanno regredire. Torno ad essere quel bambino a cui sono mancati attenzione ed empatia in momenti decisivi. Ma mi basterebbe fermare la mente su una semplice verità.

Sarebbe infatti sufficiente constatare che allontana da sé l’amaro calice della delusione chi non si attende alcunché dall’altro. Chi non mendica affetto, protezione, accoglienza fa leva anzitutto su se stesso. Sa che nessuno potrà salvarlo se per prima cosa non sarà lui stesso ad abbandonare la panchina e scendere in campo.

Non verranno gli amanti a colmare le mie voragini interiori. Né posso affidare a loro tale responsabilità. E ciò perché, venendo meno gli altri, sarei nuovamente gettato nella tempesta emozionale dell’abbandono. Pertanto smetto di aver paura dell’amore quando ho consapevolezza che nelle relazioni amorose si cammina su terreni sconnessi.

Si procede sul filo teso dell’instabilità, dell’incertezza. La persona che amo non è un mio possesso, e se anche lo fosse, potrei perderla. Ma possiamo perdere soltanto quel che abbiamo. E fino all’ultimo giorno della nostra avventura esistenziale non possederemo altri all’infuori di noi stessi. Ne consegue che l’unico vero timore dovrebbe riguardare il pericolo di smarrire l’amore per se stessi e non di assistere alla fine di un rapporto.

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