Come chiudere con una persona che ami senza soffrire e senza ferire

Le relazioni amorose procurano talvolta un notevole carico di stress emotivo. Nei periodi in cui si intensificano le incomprensioni e i litigi fra i partner aumenta anche la stanchezza fisica e mentale. Ci si sente spossati come dopo un incontro di lotta perché di fatto si tratta di veri e propri combattimenti. Dentro di noi si apre una guerra tra pulsioni diverse e di segno opposto. L’amore e l’odio per il partner si alternano con una rapidità tale da lasciare sfiniti. A rendere più pesante lo scambio fra i due talvolta contribuiscono alcuni atteggiamenti specifici. In particolare il comportamento manipolatorio di uno dei partner potrebbe avere un’enorme incidenza negativa sull’altro. Di qui l’importanza di cogliere almeno i primi 3 segnali per capire se una relazione è tossica e fa star male. Le persone più abili infatti sono capaci di adottare le tattiche più sofisticate per condizionare il modo di agire e di reagire degli altri. Non sempre è facile riconoscere il volto di un manipolatore che riesce a mistificare e camuffare le proprie reali intenzioni. Prendere le distanze da questi soggetti significa salvaguardare la propria sfera di autonomia e di libertà personali. Invece di trascinarsi per lungo tempo relazioni che somigliano a prigioni bisogna passare all’azione. Quando ci si convince della convenienza di chiudere una relazione con chi ami si può anche arrivare a non soffrire. Senza ferire se stessi e l’altro si può quindi imparare a lasciarsi alle spalle i rapporti che diventano inutili catene.

Come chiudere con una persona che ami senza soffrire e senza ferire

Ciò che maggiormente frena il passo di chi vuole fuggire da una relazione/gabbia è la paura della solitudine. Chi invece non teme di perdere la propria autostima ma piuttosto di procurare sofferenze dovrebbe riflettere su altre questioni. Anzitutto ci si deve convincere che non si è i soli responsabili dell’altrui infelicità. Non siamo noi a pilotare le reazioni emotive dei nostri cari. Non abbiamo questo potere, né tantomeno possiamo abdicare a noi stessi per veder realizzato il desiderio del partner. Quando non è più possibile fare in modo che le strade si incontrino bisogna trovare il coraggio di separarsi. Per iniziare a camminare per proprio conto bisogna considerare che anche l’altro potrebbe essere capace di farlo. Se anche dovesse aver bisogno di più tempo per superare il dolore della rottura ciò non deve farci cambiare parere sul da farsi. Per quanto la fine di una relazione procuri sofferenza essa rappresenta anche l’occasione di un nuovo inizio. Se non si libera lo spazio dentro di noi difficilmente troveremo modo di accogliere qualcosa di diverso. Si potrebbe ridurre ai minimi termini la sofferenza adottando una diversa disposizione mentale. Il nostro cervello è in grado di condizionare la nostra risposta ad un evento luttuoso o negativo. La conclusione di un viaggio potrebbe coincidere con la partenza per una nuova meta. E ciò vale tanto per chi lascia il partner quanto per chi subisce la decisione dell’altro. Non si abbandona mai completamente qualcuno. Semplicemente gli si dà la possibilità di ricominciare sperimentando sensazioni nuove e circostanze inedite. Pertanto più che temere di far soffrire o di soffrire sarebbe vantaggioso disporsi all’accoglienza di quello che il futuro potrebbe riservarci. Se rimuginiamo sul dolore che potremmo provare o provocare non riusciremo a chiudere la porta e metterci in viaggio.

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