Come comportarsi con un figlio disobbediente che urla e manca di rispetto

Ci sono diversi modi di fare che un genitore può mettere in campo per educare senza punire. Il ricorso a rimproveri, castighi e punizioni non sempre infatti garantisce il risultato auspicato. Un figlio disobbediente fa di tutto per suscitare l’irritazione delle figure genitoriali. Spesso l’obiettivo di molte delle sue azioni è quello di far perdere le staffe e di monopolizzare l’attenzione su di sé. Anzi in alcuni casi dietro comportamenti aggressivi si dovrebbe leggere la richiesta di aiuto da parte del giovane. Così come in altri casi l’adolescente che manca di rispetto e si ribella con urla e strepiti sta attraversando una profonda crisi. Ha difficoltà a relazionarsi con le figure di riferimento perché sono sbagliate le dinamiche di interazione.

Sarebbe utile capire anche in che modo riconoscere un genitore tossico che opprime il figlio senza averne neanche consapevolezza. Andare alla radice di una condotta violenta diventa indispensabile per scegliere la strategia di intervento più efficace. Si tenga conto anche che molta parte dell’educazione passa attraverso lo spirito di imitazione. Una madre o un padre che rimprovera il bambino urlando gli sta più o meno consapevolmente insegnando ad alzare la voce. Il messaggio che arriva al destinatario è il seguente: se vuoi ridurre qualcuno all’obbedienza ti basterà urlare.

Il fenomeno del rispecchiamento

Secondo il fenomeno del ricalco o rispecchiamento si tende ad imitare il modo di fare del proprio interlocutore. Quindi lo si osserva e si allinea il tono e il volume della propria voce a quello dell’altro o se ne riproduce la gestualità, la postura ecc. Di conseguenza è necessario che siano i genitori a fornire il primo buon esempio e ad evitare di assumere quegli atteggiamenti che non tollererebbero nel figlio. 

Come comportarsi con un figlio disobbediente che urla e manca di rispetto 

Ai genitori interessa come fare se un figlio è aggressivo e maleducato anche perché i suoi modi di fare possono influenzare negativamente eventuali fratelli o sorelle. Quel che si conferma fondamentale ad ogni fase evolutiva sin dai primi anni di vita è la conservazione dell’autorevolezza. Fra genitore e figli si deve mantenere una relazione di tipo asimmetrico. Il che significa che l’adulto impartisce consigli e regole e il più giovane obbedisce. Se invece il padre o la madre instaurano un rapporto fra pari, quasi amicale, il ragazzo sarà costretto a cercare fuori dalla famiglia dei punti di riferimento. Quindi è assolutamente necessario dare limiti e regola ai comportamenti dei minori. Sarebbe buona norma anche non adottare una logica punitiva. Al contrario, si potrebbero ottenere risultati migliori attraverso la motivazione e la ricompensa. Più che limitarsi ad imporre dei comportamenti si potrebbe anzitutto giustificare il motivo per cui li si reputa giusti.

In secondo luogo si potrebbe rafforzare la motivazione del bambino o dell’adolescente mettendo in evidenza i miglioramenti. Pertanto invece di bacchettare la cattiva condotta si rivela più efficace rafforzare l’autostima sottolineando e attribuendo importanza ai successi che man mano il ragazzo consegue. Un ragazzo che manca di rispetto è solitamente quello che non ha ricevuto limiti e norme precise a cui attenersi. Un genitore permissivo spesso non si ferma ad evidenziare un atteggiamento arrogante o inopportuno. Il mancato intervento per stroncare forme di arroganza e di prepotenza purtroppo ingenera false convinzioni nella mente del minore. Non incontrando ostacoli al proprio modo di agire il bambino o l’adolescente coltivano l’illusione di poter spadroneggiare in assoluta libertà.

Per riportare all’obbedienza un figlio è necessario che il genitore stesso si convinca che sono le regole a farlo sentire al sicuro. Il minore che riceve una serie di regole da rispettare è più tranquillo perché ha uno schema operativo da seguire e si fida dell’autorevolezza del genitore. Infine per ricevere rispetto bisogna per prima cosa mostrarsi degni di rispetto. Il genitore che sacrifica se stesso in ogni circostanza invia un messaggio negativo. Lascia intendere al figlio che non ha degli spazi propri a cui è legato e che vorrebbe vedere rispettati. Non essendo capace di rispettarsi non potrà quindi pretendere che il minore diventi più collaborativo di sua spontanea volontà. Anche il rispetto è un valore che va insegnato con gli esempi di vita. 

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