Con questi segnali il mio corpo svela la vergogna e l’imbarazzo che provo

A ben pensarci è soltanto in alcune particolari circostanze che provo vergogna. Mi sento inimbarazzo per qualcosa che ho detto o fatto. Ma solo quando ci sono almeno due occhi a guardarmi. Quando so di non essere vista agisco con maggiore libertà.

Mi muovo e parlo con più disinvoltura. Spesso invece basta la presenza di qualcuno all’interno della stessa stanza o lungo lo stesso marciapiede a modificare il mio atteggiamento. Il mio modo di camminare, di muovere le mani e i muscoli del volto cambia. 

Ci insegnano che più una persona è sicura di ciò che è e meno si lascia inibire da quel che altri potrebbero pensare o dire. Ciò nonostante il semplice fatto che qualcuno possa vedermi condiziona in misura più o meno marcata i miei comportamenti. In particolare, gli occhi parlano e dicono subito se incontrare qualcuno provoca stress ed emozioni negative.

Da cosa e da chi ci nascondiamo?

Come osserva Jean-Paul Sartre la vergogna mi assale in particolare quando un’altra persona mi vede fare o dire qualcosa che non è socialmente accettabile. Anche chi durante la sosta al semaforo ne approfitta per perlustrare le narici con il dito smette subito non appena incrocia lo sguardo dell’automobilista affianco. Se al contrario non ci fosse nessuno ad assistere a quel che sta facendo continuerebbe indisturbato.

Sono gli occhi che ci guardano a farci sentire a disagio come se fossimo nudi. A pesare maggiormente è il giudizio che verrà formulato sul nostro conto e che potrebbe non essere lusinghiero. Si può tuttavia rimediare a ciò con tecniche specifiche che insegnano come non vergognarsi più di se stessi e sentirsi inadeguati.

Con questi segnali il mio corpo svela la vergogna e l’imbarazzo che provo

Quando è il nostro aspetto fisico a metterci in imbarazzo evitiamo con scrupolo le occasioni di esibirlo. L’iscrizione in palestre o ad una scuola di ballo che pure tanto si desidera diventa un lontano miraggio. O peggio ancora un mostro a più teste contro cui lottare prima di trovare il coraggio di esporre il proprio corpo.

Fra le tante poi si teme che arrivi proprio la domanda che più suscita vergogna e imbarazzo e che non vorremmo ci venisse mai rivolta. Non occorre una specializzazione in psicoterapia per accorgersi che un uomo o una donna non sono soddisfatti del proprio aspetto esteriore. Né è facile nascondere il profondo disagio che si avverte. Anzi il primo messaggio chiaro che giunge agli altri riguarda in particolare il proprio senso di inadeguatezza.

Non ci si sente all’altezza delle situazioni e delle persone perché si resta ancorati al rifiuto del proprio corpo. In tal modo si inducono gli altri a soffermarsi più del dovuto su quel che di noi appare a prima vista.

Lo sconforto per un corpo che vorremmo diverso domina i nostri pensieri e arriva dritto al nostro interlocutore. Ed è come se fossimo noi stessi a pregarlo di prestarvi attenzione. Ci sono alcuni segnali che inviamo agli altri e che denunciano tutto il nostro disagio. 

Camminare con le spalle curve, a testa bassa e con abiti di due taglie più grandi non induce forse a direzionare lo sguardo altrui sul nostro corpo? Chi ci viene incontro ha tutta la libertà di osservare il nostro aspetto fisico in ogni dettaglio. E lo potrà fare con assoluta libertà perché sa di non essere visto.

Avrà il permesso di percorrere il nostro corpo con fare indiscreto perché sa che i nostri occhi vagano imbarazzati di qui e di là. Certo gli riuscirebbe più difficile se incontrasse spesso il nostro sguardo. E se non potesse abbassarlo a proprio piacimento per verificare misure e difetti del corpo che abitiamo.

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