Dietro il comportamento violento di un figlio potrebbe nascondersi questo disagio psicologico

Parlando dei propri figli alcuni genitori lamentano la difficoltà di avere una conversazione pacata. Soprattutto negli anni della pubertà non è facile gestire e affrontare le tempeste comportamentali che li sconvolgono. A pagare il prezzo di tali sbalzi d’umore sono in particolare i genitori e i docenti con cui trascorrono gran parte della giornata.

Gli insegnanti dispongono di pochi strumenti per contenere l’irruenza degli alunni più scalmanati. Ma anche un padre o una madre non sempre riescono a trovare la chiave giusta per entrare nelle stanze del figlio. Abbiamo già suggerito cosa fare se un figlio è aggressivo e maleducato.

D’altro canto, accade frequentemente che dietro il comportamento violento del figlio adolescente vi sia un disagio psicologico di non poco conto. Il ragazzo che sembra così agitato e fuori controllo potrebbe celare un profondo senso di solitudine. 

Gli atteggiamenti più comuni che segnalano la sofferenza emotiva

Esistono chiari indizi da cui capire che un figlio adolescente è triste. Anche se hanno molti amici con cui uscire a far baldoria spesso i più giovani convivono con un carico enorme di paure e ansie. Fra i timori che maggiormente li assediano vi è quello di mostrarsi deboli e fragili. Si impegnano tanto per non lasciar intuire che sono inquieti e alla ricerca di qualcosa che li faccia sentire al sicuro.

In molti casi evitano di farne parola persino ai genitori per svariate ragioni. Talvolta li percepiscono troppo distanti e presi dalle corse quotidiane fra mille impegni. Talora invece preferiscono tacere le proprie difficoltà perché intuiscono che la madre o il padre stanno già combattendo contro i loro personali demoni. 

Dietro il comportamento violento di un figlio potrebbe nascondersi questo disagio psicologico

Ciascuno a proprio modo reagisce alla paura di non ricevere comprensione dalle figure di riferimento. In altri è talmente radicata la consapevolezza di non poter contare sul genitore che si sforza di richiamarlo a sé con ogni mezzo. A volte si innesca un’aspra rivalità fra fratelli che potrebbe dipendere ad alcune esperienze dolorose del passato

L’adolescente che ruba nei supermercati o commette atti vandalici forse spera in cuor suo che il genitore gli dedichi frammenti di attenzione. Se torna a casa ubriaco a notte fonda probabilmente si augura di strappare un rimprovero o un sonoro ceffone. Gli riesce più tollerabile rischiare un’intossicazione acuta da alcol piuttosto che perdere l’occasione di incontrarsi/scontrarsi con il padre.

Quel che si aspetta dal genitore non sono tanto i regali che pure riceve, ma dei semplici doni che gli mancano. Il regalo è qualcosa che gli viene comprato. Per un nuovo iphone è sufficiente che i genitori abbiano soldi da spendere. Ma per donare qualcosa di sé bisogna destinare tempo e attenzione all’altro. Per molti di noi comporta meno sforzo aprire il portafoglio e destinare una somma di denaro all’acquisto di un oggetto.

Ben più difficile trovare il tempo di sedersi accanto al proprio figlio, interessarsi alla sua quotidianità, parlargli per conoscere le emozioni che lo attraversano. Quel che risalta più facilmente sono i suoi atteggiamenti violenti, il suo rifiuto di collaborare in casa, il suo disprezzo per i familiari. E allora si tenta di contenere i suoi accessi di ira attraverso punizioni e proibizioni. Gli si nega il permesso di uscire, di usare il cellulare, di prendere la moto, di andare in gita scolastica e così via.

Si cerca di ridurlo all’obbedienza e lo si colpisce privandolo di ciò a cui tiene maggiormente. Si approfondisce così la distanza fra sé e il ragazzo che intanto non riceve quel che sta chiedendo. Purtroppo è sbagliato il modo in cui pretende che il genitore torni ad occuparsi di lui. Ma, per quanto respingenti siano i suoi comportamenti, comunque danno voce ad un disagio emotivo.

Le urla e i toni aggressivi forse dicono il suo sentirsi inadeguato dinanzi alle aspettative di genitori e docenti. Non riesce o non vuole assecondare le loro richieste perché magari non coincidono con le proprie. E, oltre al suo malumore per ciò che ci si aspetta da lui, deve anche farsi carico delle loro frustrazioni.

Riesce a ben individuare la delusione che compare sui loro volti ogniqualvolta non si impegna a soddisfarne i desideri. Si percepisce come il figlio o l’alunno incapace di regalare orgoglio e soddisfazioni. E grida il suo disappunto facendo ricorso all’aggressività. Ma se trovasse il coraggio direbbe ai suoi adulti di riferimento che per il prossimo compleanno non si aspetta più regali, ma doni. 

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