È questa la domanda che più suscita vergogna e imbarazzo

Non sempre riusciamo a rispondere con rapidità alle domande che riguardano noi stessi. Anzi a metterci in un angolo è proprio chi ci chiede di spiegare il perché di un nostro comportamento o di una particolare scelta. Fra le tante c’è una domanda che suscita più vergogna e imbarazzo di tante altre. E non tutto sanno come non vergognarsi di se stessi e di procedere a testa alta senza titubanze. 

Capita ad esempio di lamentarsi della piega che ha preso la relazione con un’amica o col partner. Chi ci ascolta spesso si limita ad ascoltare e ad annuire con la testa per darci ragione. Ci sentiamo subito rassicurati perché il nostro confidente sta approvando quel che pensiamo o di cui ci lamentiamo. Ma in questo siamo particolarmente abili e sappiamo scegliamo con cura i nostri interlocutori fra quelli che non ci criticheranno. 

Come reagire alle critiche

Molto più fortunati sono tuttavia quelli che hanno amici capaci di rivolgere domande dirette e scomode. Ma solo in pochi trovano il coraggio di svelare le nostre contraddizioni e miserie quotidiane. Quando al contrario sarebbe utile sapere come aprirsi di più con gli altri ed essere una persona espansiva. Ancor meno sono quelli che ci richiamano alla responsabilità delle nostre azioni.

E noi stessi siamo ormai esperti nell’evitare di scendere in campo in prima persona. Resta più comodo accusare l’altro e ribadire con forza le proprie ragioni. A furia di ripeterselo ci si convince di aver subito un torto da un amico o di dover tollerare l’arroganza del partner.

Anche chi ci ascolta spesso sceglie di non contraddirci. Del resto costa fatica e si rischia di impantanarsi in lunghe e sgradevoli discussioni. Bisogna infatti essere molto generosi per rivelare apertamente all’altro ciò che in effetti si pensa sul suo conto.

È questa la domanda che più suscita vergogna e imbarazzo

I bambini hanno la capacità di guardarci dritto negli occhi senza farsi alcuno scrupolo. Iniziano a distogliere lo sguardo quando gli adulti insegnano loro che è poco educato fissare qualcuno. Ma chi crede in noi dovrebbe per amore nostro recuperare la sfrontatezza di piantarci gli occhi negli occhi.E soprattutto di rivolgerci la domanda che più ci fa provare vergogna e imbarazzo.

La domanda in questione è la seguente: “Ma tu cosa vuoi per te?”. Che poi sarebbe un po’ come dire: “Come vorresti cambiare ciò che sta accadendo? Cosa desideri per te?” Replicare a simili interrogativi non è affatto semplice. E per quanto banale possa sembrare il più delle volte le risposte si risolvono in un balbettio privo di senso.

Siamo poco abituati a riflettere su ciò che ci sta a cuore e raramente ci chiediamo cosa vogliamo. Ancor meno siamo consapevoli di quel che ci aspettiamo da amici, parenti e amanti. Nella più parte dei casi è la lamentela a tenere acceso il fuoco delle conversazioni quotidiane. Di conseguenza, spariamo contro bersagli mobili e pur prendendo la mira manchiamo il centro.

Se solo conoscessimo l’obiettivo da colpire avremmo più probabilità di riuscita. Inoltre partiremmo da noi stessi piuttosto che aspettare che sia l’altro a cambiare o a modificare un modo di fare che ci disturba. Più proficuo sarebbe quindi capire cosa si desidera anzitutto per sé.

E iniziare a rispondere a domande come: Con quale motivazione intrinseca ogni mattino vado incontro ad un nuovo giorno? Cosa intendo fare del tempo a disposizione? In quale direzione voglio muovere i miei passi fino a sera? 

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