Ecco come sopravvivere a un lavoro che non piace e ritrovare la serenità mentale

L’ingresso all’interno del mondo lavorativo e professionale non sempre coincide con i desideri che ciascuno coltiva nel cassetto. Spesso le necessità portano ad accettare incarichi meno soddisfacenti dal punto di vista umano, economico o delle proprie competenze. Si tratta di aspetti certamente non trascurabili se si considera il fatto che il lavoro occupa mediamente un terzo della giornata nella vita di una persona. A volte basta una semplice strategia per difendersi dal lavoro come fonte di stress. Altre volte, invece, bisogna prendere in esame di diversi aspetti che possono nettamente migliorare la qualità della propria vita lavorativa. Ecco come sopravvivere a un lavoro che non piace e ritrovare la serenità mentale.

Perché il lavoro stressa e influenza l’umore

La società moderna assegna al lavoro un valore piuttosto alto, date le sue implicazioni socio-economiche. Ciò significa che la costruzione della propria identità si fonda in larga misura sulla natura della propria professione.

Quando ci si confronta con la gente o si ascoltano notizie, si ha l’impressione che al mondo esistano fondamentalmente due categorie di lavoratori: quelli che amano il proprio lavoro e quelli che lo odiano. Sebbene la realtà sia molto più complessa, questo dato evidenzia quanto all’interno della propria dimensione professionale rientrino anche aspetti emotivi. 

Abitudini, atteggiamenti, pensieri che ruotano attorno al proprio impiego, possono avere un impatto sul grado di soddisfazione lavorativa percepito. È per tale motivo che bisogna valutarli attentamente. Ad esempio, un recente studio scientifico ha mostrato quanto l’attività fisica all’interno della propria routine, possa promuovere un più alto grado di motivazione sul lavoro.

Ecco come sopravvivere a un lavoro che non piace e ritrovare la serenità mentale

Molte persone dichiarano che il proprio lavoro non le fa sentire realizzate, non le motiva, non è stimolante e non gratifica. Si svegliano al mattino già stanche e annoiate all’idea di doversi recare in ufficio, in azienda o altro. Sebbene la lamentela possa rappresentare una iniziale valvola di sfogo, fermarsi su di essa non basta. È bene adottare atteggiamenti proattivi volti all’identificazione di fattori che possono migliorare la qualità della propria vita lavorativa.

Per sopravvivere a un lavoro che non piace per prima cosa è bene individuare la causa che determina una simile insoddisfazione. Potrebbe essere la paga, la propria mansione, il rapporto con capi o colleghi? Ebbene, a volte questo semplice focus apre la possibilità di formulare una richiesta chiara ed esplicita ai propri superiori e trovare una soluzione più comoda. A tal proposito, abbiamo spiegato come farsi rispettare a lavoro senza essere aggressivi

Un secondo aspetto da prendere in considerazione riguarda invece la propria identificazione con quello che si fa. Ciascuno di noi non è solo il proprio lavoro. Pertanto, è bene dare più sfumature alla costruzione della propria identità lasciando che il lavoro occupi solo una fetta della torta e non sia l’intero. Ogni persona ha una ricchezza interiore di interessi e desideri. In questo caso il lavoro potrebbe diventare un mezzo più che un fine per fare quello che si vuole.

Se invece si avverte è un forte desiderio di andare via, allora è possibile valutare anche la possibilità di cambiare impiego. In questo caso le iniziali e ragionevoli paure che accompagnano questa idea, si possono superare con delle semplici strategie.

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