Ecco quando il lavoro diventa motivo di ansia e porta alla depressione

Ci sono persone che farebbero di tutto pur di evitare l’appuntamento quotidiano con l’attività professionale. E ciò non soltanto nel caso in cui non si svolga la professione cui tanto ci si vorrebbe dedicare. Molto più di frequente succede infatti che il motivo di tanta ritrosia sia l’ansia che un lavoro procura e che talvolta porta alla depressione.

Non è raro diventare il bersaglio di scherno e di derisione da parte di alcuni colleghi. I nostri esperti hanno dato delle dritte su cosa dire quando qualcuno ci offende o ci umilia. Bisogna infatti essere più forti rispetto al modo in cui gli altri potrebbero trattarci. E capita spesso che in ufficio si creino situazioni di grande tensione a causa della competizione.

Ciò potrebbe alla lunga determinare una condizione di profondo disagio e far emergere sintomi psicofisici non trascurabili. Ad incidere negativamente sono soprattutto i pensieri negativi che cominciano ad occupare eccessivamente la mente di chi deve sopportare angherie. Di qui il timore costante di finire nel mirino di colleghi invidiosi e maldicenti che non si fanno scrupolo di agire alle nostre spalle.

Quanto le paure incidono sul riposo notturno

A scatenare paure incontrollabili a volte sono invece le circostanze in cui abbiamo sperimentato vergogna. Ci siamo magari vergognati di non essere riusciti a portare a termine un compito o di non essere stati all’altezza di colleghi più abili. Anche in simili casi è possibile però capire come dimenticare le figuracce e superare l’imbarazzo di eventuali fallimenti.

Si tenga conto che la paura di sbagliare frena l’azione e e le iniziative. Le mani iniziano a tremare e possono facilmente riscontrarsi disturbi del sonno. Il mancato riposo della notte e la costante perdita i ore di sonno hanno un impatto talvolta decisivo sulla qualità della vita. Pertanto si raccomanda di attribuire la dovuta importanza alle variazioni relativi all’alternanza di sforzo e recupero delle energie.

Ecco quando il lavoro diventa motivo di ansia e porta alla depressione

Non sempre ci si accorge per tempo di quanto logorante sia sottoporsi a situazioni di stress per un periodo di tempo prolungato. Il corpo sembra farcela e anche la mente, sebbene a fatica, tiene il passo e resiste. Ma a quale prezzo? E soprattutto per quanto tempo ancora? Un lavoro è fonte di ansia quando costringe ad onorare continue scadenze.

Quando impone orari di lavoro estenuanti e spesso finisce con l’occupare anche il tempo libero del fine settimana. Quando lo stipendio che si riceve a fronte di tanto impegno è ridotto o non sufficiente al tenore di vita che si desidera. Quando implica sfida e competizione per ottenere vantaggi economici e promozioni. Sentirsi sempre ai nastri di partenza per dare il meglio di sé comporta notevole tensione che si traduce in agitazione.

Anche quando si rientra a casa, tanto il corpo quanto il cervello non riescono ad abbandonare la presa e continuano a lavorare in vista dell’obiettivo. Così facendo si riduce sempre più il tempo da spendere in famiglia, con gli amici e in attività piacevoli e ricreative. Un carico eccessivo di impegni potrebbe inoltre indurre uno stato di apatia e di disinteresse nei confronti di ciò che prima invece era importante. Anche l’umore ne risente e si è più inclini al pessimismo e alla lamentela. 

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