Educare senza punire un bambino capriccioso o un adolescente che dice sempre no

Molti bambini piangono e fanno capricci con un tale frequenza da esaspera anche i genitori più pazienti. Ciò si verifica soprattutto al di fuori delle mura domestiche quando si è in giro o nei negozi a fare compere. Non è raro vedere un bambino capriccioso al supermercato o in spiaggia. Allo stesso modo succede spesso di assistere alle sfuriate di un tredicenne che si oppone al genitore e dice sempre no. Sono questi alcuni dei comportamenti tipici che si riscontrano nelle dinamiche di alcune relazioni genitori-figli.

Vi sono infatti specifiche modalità di intervento che, senza punire, consentono di agire sul comportamento del bimbo o del ragazzo. Chi ha il compito di fornire un’educazione dovrebbe anzitutto conoscere i possibili disagi e le difficoltà che il figlio sta esperendo. Dietro i capricci, i continui rifiuti, le fughe spesso si celano bisogni inappagati o richieste di aiuto. A volte si tratta semplicemente di capire come aiutare il bambino a superare l’ansia da separazione.

Come si manifestano alcuni disagi

Gli esperti di psico-educazione consigliano cosa fare se un figlio è aggressivo e maleducato proprio a partire dall’individuazione del bisogno inespresso. Se un bambino strepita, se un adolescente abbandona la tavola e si rifugia nella stanza sta comunicando qualcosa. Non lo fa attraverso le parole per svariate ragioni. A volte non conosce bene il motivo del proprio tormento o si vergogna di parlarne con il genitore. I bambini invece spesso non hanno una precisa cognizione delle cause del proprio scontento. Si sentono genericamente poco apprezzati o trascurati o inquieti e usano capricci e lacrime per dare corpo al proprio malessere.

Educare senza punire un bambino capriccioso o un adolescente che dice sempre no

Anche chi non ha letto manuali sui fondamenti della comunicazione in pedagogia potrebbe fare attenzione ad alcuni fattori che influenzano la qualità dei rapporti. Ci sono infatti specifici accorgimenti che permettono di aprire un canale di comunicazione più efficace. Facendo arrivare lo stesso messaggio in modo diverso si riesce a costruire una reciproca comprensione dei bisogni. Il genitore entra così in contatto con le esigenze del figlio e quest’ultimo evita capricci e condotte ribelli. Invece di ignorare le manifestazioni più vivaci dei figli, i genitori farebbe bene a prestare attenzione e ascolto. Ciò implica anzitutto un contatto oculare per cui è importante guardarsi negli occhi e nel caso dei bimbi accovacciarsi alla loro altezza.

La vicinanza fisica è già di per sé un primo approccio che apre all’accoglienza dell’altrui disagio. Nei primi istanti pertanto anche la sola presenza muta del genitore potrebbe aiutare il figlio a recuperare la calma. Quando l’animo si tranquillizza sarà possibile intraprendere un dialogo e andare a all’origine di simili atteggiamenti. Questa prima fase prevede che si ascolti ciò che il figlio tenta di dire in modo sbagliato o violento. Se anche il genitore dovesse essere in disaccordo con le richieste del bambino o dell’adolescente è fondamentale prestare orecchio ai suoi vissuti. L’errore da evitare consisterà proprio nel promettere al figlio solo quel che realmente gli si potrà concedere.

Non è salutare per l’autostima e la qualità della relazione creare della false aspettative e farle seguire a delusioni. Il bambino o l’adolescente che dice sempre no e oppone un rifiuto pensa in tal modo di avere potere. Occorre smontare questa convinzione quanto prima. Il figlio non deve sentire di avere possibilità di manovrare o influenzare le decisioni del genitore. Il padre o la madre non devono lasciargli credere che possa in qualche modo pilotare le loro azioni e ottenere vantaggi per sé. In ultimo conviene ricordare che altri parenti non dovrebbero intromettersi per tentare di riportare alla calma capricci e ribellioni. Sarebbe deleterio infatti che altre figure familiari intervenissero per accontentare nipoti di qualunque età. Il compito educativo dovrebbe rimanere prerogativa esclusiva dei genitori e solo in loro assenza si potrebbe ricorre a nonni e zii.

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