Il perfezionista che controlla ogni cosa vive più serenamente se abbandona queste abitudini mentali

La divisione dei compiti non piace a tutti e men che mai a chi fa fatica ad affidarsi agli altri. Si preferisce assumersi l’incarico di ogni incombenza e stramazzare al suolo per la stanchezza piuttosto che delegare. Non è tanto la sfiducia nei confronti delle altrui capacità a indurre alcuni ad operare in solitaria. Chi, come il perfezionista che controlla ogni cosa difficilmente abbandona alcune abitudini mentali che pure lo farebbero vivere più serenamente.

Eppure sarebbe salutare capire come mettere a riposo il cervello ed evitare i pensieri fissi che allontanano serenità e quiete interiore. Spesso succede che sia l’ansia di avere tutto sotto controllo a spingere molti a non chiedere aiuto e a distribuire il lavoro. Vi sarà capitato di ascoltare alcune persone lamentarsi che in casa sono le sole a dover occuparsi di tutto.

In realtà non ricevono aiuto perché ostacolano costantemente l’intervento dei familiari. Scoraggiano con critiche corrosive chi tenta di dare una mano perché non tollerano l’idea di perdere il controllo sulle cose da fare.

Le relazioni interpersonali del perfezionista

Chi è ossessionato dalla smania di controllare tutto e tutti assume comportamenti nocivi per sé e per gli altri. Inoltre ha precisi schemi mentali che lo guidano nello svolgimento delle azioni quotidiane.

Chi non si adegua al suo modo di procedere non è degno di sostituirlo per cui preferisce rimboccarsi le maniche. Rinunciando a qualunque aiuto conserva anche il pieno potere di svolgere le mansioni alla perfezione. 

Il perfezionista che controlla ogni cosa vive più serenamente se abbandona queste abitudini mentali

Mirare alla perfezione tuttavia ha dei costi assai elevati che alla lunga pesano sul bilancio emotivo. Si accumulano stress e ansia da prestazione che logorano le energie e generano tensioni e nervosismo. I nostri esperti hanno individuato i sintomi del nervosismo e dello stress cronico da non sottovalutare

E ciò perché non sempre si dispone di energie sufficienti per appagare la smania di controllo per cui può accadere di ritrovarsi bloccati. Si potrebbe sperimentare una fase di stallo per cui ci si ritrova a premere contemporaneamente i pedali della frizione e dell’acceleratore senza avanzare di un metro.

Chi precipita in questa condizione teme anche che gli venga rivoltala domanda che più suscita vergogna e imbarazzo . Lo studioso della comunicazione Paul Watzlawick riporta un caso interessante sulla tendenza al perfezionismo. Racconta di uno studente universitario incapace di concludere la sua tesi di dottorato per timore di ricevere critiche. Pur lavorando con impegno da tre anni, il dottorando non si decideva a consegnare il suo scritto. Il terapeuta gli suggerisce allora di commettere piccoli errori e sviste nelle interazioni con colleghi e sconosciuti. Persino al ristorante dovrà fingere di non conoscere la pronuncia corretta di una pietanza nel menu.

A furia di doversi scusare per le sue disattenzioni e di ricevere critiche avrebbe così sperimentato ogni giorno l’imbarazzo di sbagliare. Quel che dunque occorre far sloggiare dalla nostra mente riguarda proprio l’importanza che attribuiamo alla nostra persona. Dovrebbe quindi venir meno l’abitudine a preoccuparsi di come gli altri ci giudicheranno. Dietro la tendenza al perfezionismo spesso infatti si cela la paura di essere criticati.

Si pensa che facendo tutto al meglio delle proprie potenzialità si potranno evitare giudizi negativi. Ma le prestazioni di alto livello comportano non solo un impegno costante, ma anche notevole inquietudine. Per liberarsi dall’ansia legata alla performance si dovrebbe smettere di mirare a fare un’ottima impressione. E soprattutto si deve familiarizzare con l’idea che non si è invincibili.

In ogni nostra azione vi è già un margine di errore, così come la possibilità di un fallimento. Pertanto invece di struggersi all’inseguimento della perfezione sarebbe più umano mettere in conto l’eventualità di sbagliare. Avendo in mente questa consapevolezza si potrà lavorare con maggiore serenità. Ciò sempre a patto di non darsi pena per l’impressione o il giudizio che verrà formulato. Il consiglio dunque resta quello di non prendersi troppo sul serio e aprirsi all’evenienza di errori umani, divinamente umani. 

Disclaimer

“Gli autori e i proprietari del presente sito declinano ogni responsabilità nei riguardi dei lettori in merito all’utilizzo che questi possano fare delle informazioni riportate negli articoli. Gli eventuali consigli rappresentano il personale punto di vista dell’autore e non hanno alcuna pretesa di veridicità. I contenuti pubblicati hanno uno scopo puramente divulgativo e non sostituiscono il parere degli specialisti, né intendono formulare diagnosi o prescrivere trattamenti.”

Ultimi articoli
Restiamo in contatto