In che modo stare accanto ad una persona depressa che non vuole aiuto 

In una famiglia se un soggetto sviluppa un disturbo dell’umore ne risentono anche gli altri membri, soprattutto se minorenni. La presenza di un genitore che soffre di depressione e sensi di colpa potrebbe avere degli effetti negativi sullo sviluppo emotivo dei figli. In alcuni casi il figlio arriva ad addossarsi la responsabilità del malessere della madre o del padre. Non riesce a capire le motivazioni che sono al fondo del suo disagio e ritiene di esserne la causa.

In tal senso urge sapere come intervenire a difesa del figlio. Ed è utile rivolgersi agli esperi di psicologia per capire come smettere di sentirsi in colpa. Stare accanto ad una persona depressa richiede grande forza d’animo. Diventa più difficile prendersene cura se il familiare affetto da sindrome depressiva non vuole aiuto. 

I comportamenti tipici del depresso

Se si riesce a comprendere il modo in cui si comporta una persona depressa sarà anche più semplice individuare l’approccio migliore per avvicinarsi senza farsi respingere. Di solito il soggetto apatico che ha perso interesse nei confronti di tutto e tutti si chiude in se stesso. Il ritiro sociale è solo una delle manifestazioni tipiche della malattia psichica. Vi sono infatti soggetti che nascondono la depressione persino a se stessi dedicandosi alla professione fino allo sfinimento. Seppelliscono il loro malessere sotto cumuli di fatica e di impegni pressanti che non danno tregua e tempo da destinare alla disperazione. I nostri esperti hanno indicato nello specifico come si comporta una persona affetta da depressione e da quali segnali riconoscere la presenza del disturbo.

In che modo stare accanto ad una persona depressa che non vuole aiuto

Non sempre chi ha disturbi dell’umore ne riconosce la presenza. Anzi spesso tende a mistificare la realtà e a negare l’evidenza. Si impegna a tacere e a dissimulare la progressione della malattia per non doverla affrontare. Chi vive accanto ad un malato di depressione dovrebbe anzitutto trovare la chiave per entrare nel suo mondo. Il rischio maggiore per chi vuole fornire aiuto è quello di ritenersi indispensabili e invincibili. È bene sottolineare che nessuno può salvare chi non intende accettare l’offerta di aiuto. Servono due pedali alla bicicletta per coprire la distanza che separa dalla guarigione. Il parente o il partner potrà supportare ben poco il malato se quest’ultimo non ha intenzione di collaborare.

Pertanto diventa necessario ricordare di non lasciarsi risucchiare dal vortice del disagio altrui. Occorre saper dosare le proprie energie mentali e fisiche. Ricordiamo che i soggetti malati possono diventare dei vampiri energetici e lasciarci esanimi senza più forze. Per aiutare l’altro è necessario quindi aver cura anzitutto di sé e tutelare i propri spazi senza sacrificare tutto sull’altare del depresso. Piuttosto bisognerebbe incoraggiare il familiare a riprendere per gradi lo svolgimento delle attività che gli procuravano piacere.

Rispettare i suoi tempi di ripresa, attendere che maturi l’intenzione di farcela a dispetto del disturbo. Nel frattempo sarebbe opportuno coinvolgerlo nell’esecuzione di alcuni compiti con la scusa di aver bisogno proprio del suo aiuto. Se lo faremo sentire di nuovo utile contribuiremo a smorzare il senso di inadeguatezza che spesso sperimentano gli individui depressi. Inoltre bisogna proporsi come un esempio da imitare e quindi uscire, frequentare gente, dedicarsi ad hobby. Se al contrario chi vive col depresso si rinchiudesse in casa per non lasciarlo solo approfondirebbe il suo senso di isolamento.

Il malato deve invece percepire tutta la grinta e la gioia di vivere attorno a sé. Non lo potrà certo aiutare ritrovarsi accanto un familiare o un amico che similmente a lui rinuncia alla vita. Non si protegge il malato ritirandosi dalla vita sociale, piuttosto lo si rinforza nella sua scelta di tirarsi indietro. E non sarà un gesto egoistico quello di preservare il proprio tempo libero, anzi suonerà come un invito a rimettersi in pista.

Se anche non dovesse sortire l’effetto sperato di sicuro salverà l’equilibrio mentale di chi vive insieme al depresso. L’aiuto concreto che si può garantire consiste essenzialmente nel non sostituirsi al depresso. Non fare cose al suo posto, non sgravarlo di responsabilità, non fornirgli supporti che non chiede, ossia non trattarlo come un malato. Per richiamarlo alla vita sarebbe più vantaggioso invitarlo all’azione.

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