Perché non si riesce a portare a termine i propri obiettivi

Fissare degli obiettivi nella propria vita personale e professionale è un modo per darsi un’organizzazione. Progettare vuol dire gettare uno sguardo sul futuro e farlo in maniera da orientare la propria intenzionalità verso qualcosa o qualcuno. Sebbene questo sembri un concetto piuttosto semplice, nella realtà il raggiungimento di un obiettivo è ricco di ostacoli. A volte questi ostacoli provengono dall’esterno e potrebbero dirsi degli impedimenti. Altre volte l’ostacolo è piuttosto interno. Si tratta di una sorta di auto-sabotaggio che induce a non portare a termine gli obiettivi, a lasciare a metà le cose iniziate. In quest’ultimo caso, potrebbe essere utile riflettere su alcuni aspetti e cogliere alcuni segnali che il continuo rinvio delle azioni manda.

Che cos’è la procrastinazione

La procrastinazione rappresenta una delle forme più diffuse di evitamento, rinvio di un’azione, una decisione o un compito. Si prenda ad esempio un lavoratore che ha deciso di lasciare il proprio impiego perché ormai non si sente più stimolato o soddisfatto da diversi anni. Ha preso oramai la decisione, ma tende a rinviare sempre il momento in cui comunicare al suo capo le dimissioni. Si tratta di situazioni piuttosto frequenti, tanto che in un precedente approfondimento abbiamo spiegato come superare la paura di cambiare il lavoro. Situazioni del genere sono molto frequenti in qualsiasi ambito di vita. C’è chi rinvia un esame universitario, chi una decisione importante da prendere e chi vorrebbe trovare la giusta motivazione per mettersi definitivamente a dieta. In tutti questi casi è interessante analizzare che cos’è che in qualche modo blocca l’azione e confina in uno stato di tormento interiore non trascurabile.

Perché non si riesce a portare a realizzare i propri obiettivi

Qualunque sia l’obiettivo da raggiungere, alla base della procrastinazione ci possono essere diverse ragioni. Questo tipo di comportamento teso al rinvio può risultare tollerabile in determinate circostanze. Laddove si consolidi al punto da diventare un’abitudine generalizzata, potrebbe invece risultare quantomai invalidante e fastidioso per chi lo mette in atto. 

Un recente studio scientifico norvegese ha analizzato il rapporto che hanno con il tempo i procrastinatori dai non procrastinatori. Dalle indagini, risulta che i primi aderiscono maggiormente alla regola comportamentale del “più tardi” piuttosto che a quella del “prima”. Questo dato ha messo in evidenza che il comportamento teso alla procrastinazione è preceduto da una procrastinazione disposizionale. In pratica, i soggetti prima ancora di ritardare il comportamento manifesto, si disponevano già a livello cognitivo-emozionale al rinvio. Questo mostra l’importanza di comprendere cosa accada quando ci si dispone a ritardare il raggiungimento dell’obiettivo. A volte può essere la paura dell’insuccesso, il perfezionismo. Oppure, al contrario la paura potrebbe riguardare il successo o il rinvio rappresenta un tacito atto di ribellione inconscia. 

In questi casi, prima di passare all’azione in maniera avventata è utile comprendere cos’è che blocca l’azione. Successivamente, agendo sui pensieri che dispongono alla procrastinazione si potranno ridimensionare eventuali paure o timori. Ciò perché l’eventuale errore o imperfezione, potrebbe essere molto più tollerabile della sensazione negativa di non aver agito. 

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