Persino a 50 anni la scelta giusta è licenziarsi e abbandonare un lavoro che procura stress e ansia

Ti alzi controvoglia e stai pensando a sabato prossimo, malgrado sia ancora martedì. Seduto sulla sponda del letto, ti accorgi che vivi tutta la settimana in attesa del week-end. Conti i giorni che mancano alla liberazione. Quanto tempo dovrà ancora trascorrere prima che tu possa uscire dalla gabbia di un lavoro che non ti soddisfa.

Probabilmente nell’arco di un mese sono soltanto 8 i giorni che aspetti con un certo entusiasmo. Tutto si riduce a 4 fine settimana. Salvo imprevisti, che pure non mancano nell’ordinaria quotidianità, riesci a totalizzare 96 giorni. Forse troppo pochi per prenderti cura di te. I restanti 269 si consumano in ore lunghe e noiose in cui puntualmente salti l’appuntamento con te stesso. Con te che sei il perno attorno a cui ruota il tuo stare al mondo. Che sapresti come scegliere il meglio per te senza ripensamenti. 

Spendi intere giornate al lavoro svolgendo attività che non ti piacciono più. Continui a sacrificarti sull’altare del dovere e senza altra meta che quella della necessità. Sei lentamente scivolato nello stordimento, in una sorta di apnea mentale.

Ti muovi da una parte all’altra, ma in realtà ti lasci spostare dalle abitudini. Da tempo orami al volante c’è un pilota automatico che ripete lo stesso tragitto. Ti riporta esattamente dov’eri ieri e ti tiene sotto sequestro perché ti sottrae alla sorpresa dell’ignoto. Hai smesso di ascoltarti, non parli più con te stesso.

Forse temi di scoprire verità cariche di angoscia. Le sentiresti urlare e ti costringerebbero a cambiare. Ma il cambiamento spaventa e anche molto, più di quanto sospettassi.

Ammettere che lo stress lavorativo è una malattia

Per quanto ancora dovrai stare in quella cella che ti tiene legato. Perché di fatto sai di essere prigioniero e di essere scivolato piano piano nella rassegnazione. Quel che non sai è che hai già in mano le chiavi da infilare nella toppa e che puoi andare via subito. Anzi quando ti avvicinerai per aprirla, scoprirai che non era chiusa.

A trattenerti lì per tanti anni è stata la paura. La paura di abbandonare un lavoro che ti sta facendo ammalare. Perché lo stress è una malattia e alla lunga può essere letale. Il disturbo acuto da stress è la Cenerentola delle patologie, quella che i più ignorano o sottovalutano. Eppure l’esaurimento delle energie fisiche e mentali è all’origine di gravi malesseri.

L’affaticamento e la tensione ti fanno approdare a sera come un automa. Ti rubano il sorriso e la capacità di meravigliarti dinanzi a quel che succede ogni giorno. Sopprimono la tua spinta vitale. Ti sei accorto che non desideri più chissacché? Che persino sognare è un lusso che stai rimandando a giorni migliori?

Persino a 50 anni la scelta giusta è licenziarsi e abbandonare un lavoro che procura stress e ansia

Gli esperti insegnano strategie per sopravvivere ad un lavoro che proprio non piace. Ma sarà sufficiente cambiare atteggiamento mentale per farsi andar bene qualcosa che fino a ieri ti procurava tormento? Conviene più spalmare una pomata su una ferita aperta per lenire il dolore? O piuttosto agire con maggiore determinazione e non attendere che siano gli eventi esterni a procurare sollievo?

La decisione spetta a te e man mano che il tempo avanza potresti non avere più le stesse opzioni fra cui scegliere. Quel che dunque conviene davvero fare è smettere di indugiare. Chi esita o tarda ad agire lo fa perché sostanzialmente perché non desidera il cambiamento? Chi procrastina lo fa solo per paura di affrontare quel che sfugge al dominio del prevedibile? O perché non sa effettivamente quale direzione imprimere ai giorni futuri?

Pensi che sia ormai troppo tardi perché a breve compirai 50 anni? Sei convinto che siano già passati i treni su cui avresti potuto saltar su? Ma esiste forse un’età specifica in cui la vita si ferma e non è possibile più sradicare vecchie abitudini mentali? In realtà, l’unica età che hai non è quella che l’ufficio anagrafe ha registrata, ma quella che senti di avere. Ma sai anche che davanti a te non vi sono oceani di tempo e che l’avventura sulla Terra è alquanto breve.

Pertanto più che sprecare altro tempo nel riflettere sul da farsi, fallo e basta. William Shakespeare ti suggerisce che “i dubbi sono traditori”. Dubitare e tentennare sono ostacoli sulla via del fare. Quindi più che rimuginare, gambe in spalla e procedi verso i tuoi desideri.

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