Trovare il coraggio di andare in vacanza senza la moglie o il marito

Chi vuole partire in perfetta solitudine non sempre riesce a farlo perché ci sono motivi che lo trattengono. A volte frena il timore che possa accadere qualcosa di pericoloso se si parte senza una compagnia. Sembra che la presenza di qualcuno al nostro fianco sia una condizione imprescindibile per garantirsi sicurezza e benessere. In realtà così non è, ma la nostra mente si convince che meglio sarebbe avere un compagno di viaggio. Tuttavia chi ha sperimentato alcune semplici strategie per vincere la paura di andare in vacanza da soli si è regalato esperienze indimenticabili.

A quanto pare per andare da soli in vacanza serve soltanto il coraggio di pensare che si può farlo senza la moglie o il marito. Come spesso succede si tratta semplicemente di smantellare vecchie abitudini mentali che ci fanno procedere a motore spento. Invece di seguire la strada che porta alla realizzazione dei desideri si resta impigliati nella rete di paure che potrebbero scatenare i sintomi di un disturbo di ansia.

Ecco perché ci si sente in colpa

Oggi più di prima capita di sentire un collega o un’amica esprimere il desiderio di godere di un periodo di libertà assoluta. Il che ovviamente comporta anche l’allontanamento da fidanzati, mogli, mariti e figli. Per ricaricare le batterie e ritrovare se stessi non si può fare a meno di stare da soli. Quel che tuttavia impedisce a molti di riempire le valigie e partire è il senso di colpa.

Lasciare a casa un partner o dei figli per andare incontro al relax crea non poco disagio. Già capire come smettere di sentirsi in colpa aiuterebbe chiunque a ripartire da sé. Laddove ripartire da se stessi significa anzitutto prestare attenzione ai propri desideri e bisogni. E in una fase successiva agire in modo tale da realizzare sogni e appagare esigenze.

Trovare il coraggio di andare in vacanza senza la moglie o il marito

Per avere la forza di passare all’azione è necessario superare il timore di scontentare gli altri. Potrebbe infatti succedere che rimandiamo o non facciamo qualcosa per non ferire le persone che amiamo. Spesso non ci muoviamo di casa se sappiamo che il nostro partner non gradirebbe rimanere solo mentre siamo al mare con amici. Queste piccole rinunce non sono attestazioni di amore nei confronti dell’altro. Piuttosto svelano che ci sentiamo in colpa nella misura in cui procuriamo disagio e dispiacere.

In realtà il senso di colpa nasconde il desiderio di essere riconosciuti dall’altro come persona amabile. Ci si sente responsabili dell’altrui benessere come se si sentisse l’obbligo di prendersene cura. Dietro questa propensione all’accudimento e alla soddisfazione altrui spesso si annida il desiderio di ricevere apprezzamento e approvazione. Non scontentiamo chi amiamo in modo che essi non smettano di avere bisogno di noi.

Se invece partiamo dai nostri bisogni ci rendiamo conto che quella carezza psicologica e affettiva potrebbe venire da noi stessi. Siamo invece più attenti a ricercare attenzioni e riconoscimento al di là di noi. E ciò ovviamente rientra fra i bisogni primari, quello cioè di ricevere approvazione nella cerchia affettiva e sociale. Altrettanto importante è che tale riconoscimento venga da se stessi e riguardi la stima che ciascuno di noi ha delle proprie potenzialità. Ci aspetta che l’applauso venga sempre e soltanto dall’esterno non si percepisce se non attraverso gli occhi altrui.

Di qui la costante ricerca di persone care o di semplici conoscenti che manifestano stima nei nostri riguardi. Attraverso la costruzione di una personalità più sicura non ci sentirà in colpa quando si vorranno realizzare alcuni desideri. Anche quelli che non coinvolgono direttamente o non prevedono la presenza delle persone a noi care.

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